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PROROGA CFP "Lavorare a domicilio : dai chambrelans al telelavoro" (deadline 20 febbraio 2019)

|   SISLav

AFHMT e SISLav lanciano un programma d’incontri comune per il bienno 2019-2020. Il primo incontro si svolgerà a Roma nei giorni di 5-6 Luglio 2019 e avrà come oggetto il lavoro a domicilio nel lungo periodo, dal medioevo a oggi, con il titolo: Travailler à domicile : des chambrelans au télétravail / Lavorare a domicilio : dai chambrelans al telelavoro. Il secondo incontro, invece, si terrà a Parigi nel corso del 2020.

Chi desiderasse partecipare a questa prima giornata di studio, può inviare una proposta (titolo e 1 pagina di abstract) a storialavoro@gmail.com entro il 20 febbraio 2019. La risposta di accettazione sarà data entro il 1 marzo 2019. Il contributo (fra le 20.000 e le 40.000 cartelle) dovrà essere inviato entro il 30 maggio 2019.

La SISLav riserverà in prima istanza la call ai soci dell’associazione, senza escludere però la partecipazione di studiose e studiosi di altri enti di ricerca e università.

Di seguito il bando completo.

 

Travailler à domicile : des chambrelans au télétravail
Lavorare a domicilio : dai chambrelans al telelavoro

Giornata di Studi
Roma, 5-6 Luglio 2019
Association Française d’Histoire des Mondes du Travail
Società Italiana di Storia del Lavoro

 

AFHMT e SISLav desiderano lanciare un programma d’incontri comune che si svolgerà nel corso del 2019 e 2020, con l’obiettivo di aprire un confronto storiografico e stimolare la collaborazione fra i soci delle due associazioni. Il primo incontro si svolgerà a Roma nei giorni di 5-6 Luglio 2019 e avrà come oggetto il lavoro a domicilio nel lungo periodo, dal medioevo a oggi, con il titolo: Travailler à domicile : des chambrelans au télétravail / Lavorare a domicilio : dai chambrelans al telelavoro. Il secondo incontro, invece, si terrà a Parigi nel corso del 2020.

Negli ultimi decenni le rapide trasformazioni dell’economia e della società, legate in particolare ai nuovi mezzi di comunicazione e informatici (internet e telecomunicazione), hanno contribuito a riconfigurare luoghi, spazi e rapporti di lavoro. Questo processo ha riguardato non solo i laboratori esterni delle ormai famigliari imprese « a rete », ma anche le aziende più « centralizzate », pubbliche o private, grazie al così detto « telelavoro » o al lavoro “agile”[1]. Questo fenomeno si accompagnerebbe a una maggiore flessibilità nell’organizzazione, nella modalità e nei tempi di lavoro che, se da un lato viene stimolata per conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari e/o di cura, dall’altro porta in alcuni casi a un’intensificazione dei ritmi e dei tempi lavorativi senza una chiara definizione fra spazio « privato » / « casa » e spazio « lavorativo » (ovvero fra vita e lavoro).

Se l’utilizzo degli strumenti telematici è ovviamente una novità nel panorama attuale, alcuni dei problemi legati all’organizzazione del lavoro, al controllo sul lavoro, alle figure coinvolte e alle ricadute in termini di remunerazione e occupazione hanno certamente una lunga durata storica che richiama le forme di lavoro « a domicilio » che ha caratterizzato le economie europee ed extraeuropee quantomeno fin dal basso-medioevo. È bene chiarire che con lavoro “a domicilio” intendiamo qui un lavoro affidato (non solo su commissione, ma anche in forma diretta) da terzi e che è svolto in larga parte in un luogo nel quale il lavoratore stesso vive o del quale ha disponibilità. In questo senso il lavoro a domicilio si differenzia dal lavoro “domestico” che è invece svolto direttamente nella casa di colui che affida il lavoro. All’interno di questa definizione rientrano così quelle lavoratrici e quei lavoratori come i chambrelans d’antico regime,[2] i lavoratori dello sweating system ottocentesco fino, appunto, al telelavoro contemporaneo (e non solo).

Avviare un’analisi storica su questo fenomeno significa osservare i sistemi economici e sociali nei quali il lavoro a domicilio si è diffuso, valutando le conseguenze in termini di azioni individuali e collettive dei lavoratori e delle lavoratrici. Tre sono gli assi di ricerca all’interno dei quali si può svolgere una riflessione sul lavoro a domicilio.

Primo asse di ricerca. Perché il lavoro a domicilio? La domanda può forse sembrare strana se si immagina un mondo del lavoro in antico regime dominato dalla figura dell'artigiano che lavora a casa, in quella che è allo stesso tempo una bottega e spesso una casa, circondato da pochi aiutanti. Ma ha senso sin dal Medioevo quando, ad esempio, le principali « apoteche » dell’arte della lana vengono smembrate e ricollocate in gran parte nelle case dei lavoratori. Un primo gruppo di domande riguarda le motivazioni che hanno spinto imprenditori (privati e ‘pubblici’) a ricorrere al lavoro a domicilio, sia nella lunga durata che in tempi più brevi. Una prima spiegazione potrebbe essere ricondotta alle relazioni sociali e alle fluttuazioni del mercato, includendo in questo caso i tentativi di delocalizzare la produzione per rendere più flessibili le unità produttive di fronte alle variabilità della domanda. Allo stesso tempo, la delocalizzazione a domicilio potrebbe portare a diminuire la coesione interna al mondo del lavoro e favorire una diminuzione dei livelli di conflittualità.[3] Il modello della proto-industria può essere così letto in questo.[4] In senso opposto, invece, le lavorazioni a domicilio possono scomparire e riapparire a seconda delle fluttuazioni del mercato. Allo stesso tempo, invece, la tecnologia – e i mezzi di produzione in primo luogo – può influire sulla possibilità o meno di sviluppare lavorazioni a domicilio: dall’utilizzo del computer oggi alla macchina a cucire nel corso del Novecento alla disponibilità di elettricità. La stessa diffusione dei telai per tessere durante l’Ottocento ha avuto bisogno di un processo di perfezionamento che ha dato così via a una nuova forma di organizzazione del lavoro. Gli stessi prodotti, infine, possono aver contribuito a un’incentivazione del lavoro a domicilio: normalmente, le produzioni di minore qualità si associano a questo tipo di lavoro, portando con sé un progressivo processo di dequalificazione del lavoro.

Secondo asse di ricerca. Chi lavora a domicilio? Il secondo asse di ricerca vuole invece indagare le figure coinvolte nel lavoro a domicilio. I lavoratori a domicilio sono infatti talvolta caratterizzati dall’età (i bambini, gli anziani), a fasi del ciclo di vita individuale e famigliare, al genere (grande maggioranza, ma non esclusiva, di lavoranti donne, così come di uomini adulti e capi-famiglia), o alla provenienza (nel caso dei migranti, qualora dispongano di un domicilio, come nella sartoria d’inizio novecento negli Stati Uniti), al tipo di lavoro (dipendente o libero professionista). Non di meno, è qui importante indagare come il lavoro domestico incida sui rapporti famigliari e di lavoro ‘all’interno’ degli stessi domicili. In questo senso, spiccano le interrelazioni fra lavoro a domicilio e lavoro domestico (come nel caso delle mogli di tessitori) [5] ma anche delle donne e dei rispettivi bambini o degli altri membri dell’household. In questo senso rientrano anche considerazioni riguardanti il luogo di lavoro, l’organizzazione dello spazio, il livello di separazione tra la sua dimensione domestica e lavorativa e la sua capacità di incidere sulla percezione del proprio lavoro.

Terzo asse di ricerca: controllo e supervisione del lavoro a domicilio. Un’agency solo individuale? Il lavoro a domicilio si lega anche a problemi relativi alla ricerca del lavoro, ai livelli di remunerazione e al grado di autonomia, supervisione e controllo di lavoratori e lavoratrici. La presente sessione vuole quindi interrogare in primo luogo sul ruolo degli intermediari per il reclutamento dei lavoratori a domicilio: quale ruolo hanno svolto i contremaîtres dei villaggi nella prima rivoluzione industriale, dei parroci nelle città e nei villaggi d’antico regime per quanto riguardava le manifatture tessili, degli agenti direttamente ingaggiati dai mercanti-imprenditori e fabbricanti. Allo stesso tempo, studi più o meno recenti hanno mostrato come anche nel caso dei lavoratori a domicilio era possibile aumentare il controllo sui tempi, legandolo alla grandezza del filo lavorato o alla lunghezza di lavoro svolto o alla serie di bollature che venivano effettuate. Nondimeno, infine, erano rilevanti le multe che venivano comminate ai lavoratori a domicilio, in caso di ritardi o sottrazione indebita della materia prima. Accanto al problema del controllo, poi, rientra il tema dell’agency, individuale e collettiva dei lavoratori. La delocalizzazione è un modo per limitare il grado di conflittualità? Oppure, invece, erano in grado i lavoratori a domicilio di influenzare il livello dei salari tramite azioni individuali e collettive?[6] I lavoratori a domicilio sono allo stesso tempo caratterizzati da flessibilità e assenza di tutele oppure hanno la possibilità di richiedere diritti anche relativi alla continuità del rapporto di lavoro?

Modalità di partecipazione e invio contributi

Le giornate di studio si terranno a Roma il 5-6 Luglio 2019. A partire da studi di casi, tutti gli interventi dovranno, di conseguenza, suggerire nuove piste o perfezionare le prospettive proposte qui sopra.

Le giornate di studio vogliono stimolare un nuovo modello di convegno, incentrando i lavori sulla discussione critica e propositiva, cioè sulla dimensione collettiva, più che sull'esposizione individuale: per questo saranno richieste delle relazioni scritte (di circa 20-40.000 battute) da consegnare in anticipo e sarà richiesta una registrazione (gratuita) per poterle far circolare e dunque leggere per tempo dai partecipanti ai lavori. Dal momento che le relazioni circoleranno fra i partecipanti al convegno, esse saranno date per lette e i relatori dovranno limitarsi a riepilogarne problemi e ipotesi in tempi molto ristretti. Ampio spazio, invece, sarà dedicato alla discussione collettiva.

Per partecipare a questa prima giornata di studio, si prega di inviare una proposta (titolo e 1 pagina di abstract) a storialavoro@gmail.com entro il 20 febbraio 2019. La risposta di accettazione sarà data entro il 1 marzo 2019. Il contributo (fra le 20.000 e le 40.000 cartelle) dovrà essere inviato entro il 30 maggio 2019.

Il secondo incontro si terrà nel corso del 2020.

Comitato organizzativo: Anna Badino, Andrea Caracausi, Nicolas Hatzfeld, Corine Maitte, Nicoletta Rolla, Matthieu Scherman, Marica Tolomelli, Xavier Vigna

NB: Per quanto riguarda le proposte di intervento di studiose e studiosi affiliati ad enti di ricerca e università italiane, la SISLav riserverà in prima istanza la call ai soci dell’associazione.

 


[1] Il lavoro agile è stato recentemente regolato in Italia dalla normativa in materia di “tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (L. 22 maggio 2018, n. 81)

[2] Operaio, artigiano che lavora in camera. Le marchand détrousse le chambrelan, le chambrelan détrousse l'ouvrier, et l'ouvrier meurt de faim (P. Borel, Champavert,Notice, 1833, p. 36).

[3] Franco Franceschi, Oltre il Tumulto : i lavoratori fiorentini dell'Arte della lana fra Tre e Quattrocento. Firenze L. S. Olschki, 1993

[4] Alain Dewerpe, L'industrie aux champs. Essai sur la proto-industrialisation en Italie du nord. (1800-1880), Roma, Ecole Française de Rome, 1985.

[5] Mathieu Arnoux, « Relation salariale et temps du travail dans l’industrie médiévale », Le Moyen Âge, vol. 115, 2009, n° 3-4, p. 557-581.

[6] Colette Avrane, Ouvrières à domicile : le combat pour un salaire minimum sous la Troisième République, Rennes : Presses universitaires de Rennes, 2013 

 

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