Descrizione delle finalità del gruppo

In Italia la storia ambientale ha inizialmente focalizzato la sua attenzione sugli ecosistemi sui quali insisteva la società rurale, i tempi e i modi attraverso i quali i primi erano investiti e trasformati dalle attività agricole e forestali e dalle opere di sfruttamento del suolo e del sottosuolo. La storia medievale e moderna ha particolarmente approfondito questo ambito, insieme alla dimensione urbana (il passaggio graduale dalla polizia sanitaria all’igiene pubblica, con i primi elementi di controllo e regolazione della attività artigianali e produttive). Più recentemente la storiografia contemporaneistica ha allargato il suo campo di ricerca al complesso e delicato rapporto tra ambiente e attività industriali, sia nella loro fase di sviluppo che di dismissione, con il merito di aver delineato delle categorie analitiche e delle modalità di indagine, individuato alcuni snodi cruciali e avanzato le prime ipotesi interpretative che si inseriscono all’interno della più ampia riflessione sull’equilibrio fra impatto della presenza umana, sviluppo economico e sostenibilità. Inoltre cominciano ad affermarsi i primi studi che, superando un approccio memorialistico e militante, indagano il tema della salute dei lavoratori e delle lavoratrici negli ambienti di lavoro, in cui la prospettiva della specificità di genere ha messo in evidenza differenze e articolazioni tradizionalmente sottaciute.

D’altro canto è pur vero che – se negli anni ’70 e fino agli anni ’80 – attorno alle tematiche igieniche e sanitarie nell’interesse degli storici e delle storiche le questioni ambientali non erano necessariamente sganciate dallo studio del lavoro e delle condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici, dopo – di fronte alla “grande trasformazione” di fine ‘900 e alla crisi della relazione fra sviluppo, innovazione tecnologica e progresso civile causata dalla contraddittoria consapevolezza dei limiti ecologici della società industriale – la storia ambientale ha teso a separarsi e a seguire strade sue proprie e originali rispetto alla storia del lavoro. L’obbiettivo di questo gruppo sarebbe quello di ricomporre questa frattura culturale nell’idea che non sia possibile affrontare il tema della qualità ambientale senza aver presente il tema della qualità del lavoro: la dimensione del lavoro è – anche in forma drammaticamente lacerante, come mostrano le vicende dei conflitti ambientali e di lavoro negli ultimi anni – lo specchio dell’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente. Il lavoro umano è uno dei parametri dell’impronta ecologica lasciata sul territorio dalla nostra presenza, sugli spazi fisici e sociali e sugli ecosistemi. Tendenze recenti invece a volte accentuano la contrapposizione, sia dalla parte dell’ambiente sia dalla parte della produzione, e il lavoro spesso resta dietro o strumentalmente preso nel mezzo. Il rischio è quello di isolare le questioni ecologiche dal contesto sociale, economico e culturale (nel senso più ampio e inclusivo del termine) oppure specularmente di ritenere l’impresa (più che il lavoro e i lavoratori e le lavoratrici) come variabili indipendenti (o solo economicamente dipendenti) dello sviluppo umano. Considerando questo stato dell’arte, nuovi studi che sovrappongano e integrino la storia sociale e culturale del lavoro e dei lavoratori e delle lavoratrici con la storia ambientale diventano quanto mai auspicabili, se non necessari.

Facendo propria tale importante eredità, il gruppo “Ambiente, salute e lavoro” vuole proporsi come un luogo di coordinamento e di confronto per affrontare una rinnovata riflessione sull’interazione tra processi antropici e processi ecosistemici, con l’intento di superare le fragilità che ancora caratterizzano la ricerca storica in questo campo. Coniugando la storia sociale dell’ambiente con quella del lavoro il gruppo si propone di approfondire i seguenti temi: lo sviluppo storico del rapporto tra l’impatto delle attività produttive sul territorio e le forme di tutela ambientale; le fratture che la questione ambientale genera negli spazi contesi tra i gruppi di lavoratori e le comunità locali; le modalità e le dinamiche attraverso cui il complesso equilibrio tra lavoro, salute e salubrità ambientale contribuisce alla costruzione e al consolidamento di gruppi e comportamenti sociali dentro e fuori i luoghi di lavoro; la creazione di ponti e/o fratture tra le lotte per il lavoro e per la salute e momenti di protesta per la tutela ambientale; il ruolo degli attori politici e sindacali ed il loro rapporto con soggetti sociali meno strutturati; il rapporto tra comunità locali e attività produttive; l’esistenza o meno della questione ambientale come orizzonte strategico delle politiche aziendali; le problematiche ambientali legate ai processi di bonifica e riqualificazione delle aree deindustrializzate.

Questi temi sono a carattere indicativo. Altri se ne possono introdurre. Per quanto il gruppo, in questa fase iniziale, sia prevalentemente orientato all’età contemporanea, è sua intenzione sostenere l’apertura agli storici e alle storiche di altre epoche attorno al rapporto fra ambiente, salute e lavoro, in modo da ampliare e articolare meglio le prospettive prima elencate.

Il gruppo inoltre si propone di portare avanti un approccio transnazionale ed interdisciplinare, attraverso uno stretto dialogo con altre scienze umane, le scienze sociali ed economiche, la geografia e l’urbanistica. Il gruppo, costituito da soci SISLav, è comunque aperto al confronto con tutti gli studiosi e studiose di ogni ordine e grado interessati/e ad approfondire tali temi ed alla collaborazione con istituti, enti di conservazione, associazioni ed altri soggetti depositari di memorie e fonti utili al loro studio. L’intento ultimo è quello di promuovere iniziative di vario genere (seminari, convegni, pubblicazioni), finalizzate a stimolare un confronto su questo ambito con il mondo accademico (e non) italiano ed internazionale.  Riavvicinare ambiente e lavoro, a partire dalla consapevolezza dei processi storici che spesso nella società industriale li contrappongono, poi, può servire a contribuire al dibattito pubblico su questi temi, fuori da schematismi e semplificazioni che sono sempre più diffusi.

Per contatti e manifestazioni di interesse, rivolgersi a Pietro Causarano e.mail: pietro.causarano@unifi.it