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We Are the Lions, Mr Manager!

Scimmie e Leoni a Londra: quando uno sciopero che fa epoca diventa spettacolo teatrale

 

di Alberto Pantaloni 

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We Are the Lions, Mr Manager! è la trasposizione teatrale del grande sciopero delle operaie – la maggior parte migranti dal sub continente indiano - alla Grunwick Film Processing Factory di Londra nel 1976-78 e della sua ispiratrice e leader, Jayaben Desai. Il titolo riprende uno scambio fra Desay e il responsabile dello stabilimento all’inizio dello sciopero. Il manager paragonò lei e le sue colleghe a delle «scimmie chiacchierone», a che la risposta fu: «Quello che lei gestisce qui non è una fabbrica, è uno zoo. Ma in uno zoo ci sono molti tipi di animali. Alcuni sono scimmie che ballano sulla punta delle dita, altri sono leoni che possono staccarti la testa a morsi».

Iniziato come piccolo sciopero contro alcuni licenziamenti arbitrari, l’agitazione si allargò e assunse la rivendicazione del riconoscimento sindacale in fabbrica. Si tratta di uno dei momenti periodizzanti della storia recente del movimento operaio e sindacale britannico per diversi motivi: in primis, si trattò della prima vertenza a maggioranza migrante (si trattava di donne provenienti quasi esclusivamente dal sub continente indiano) che ricevete solidarietà e sostegno dal movimento sindacale “bianco"; inoltre si tratto del primo “esperimento” in cui venne utilizzata la polizia metropolitana (la “Met”) in funzione di rottura dello sciopero, con conseguenti scontri e il bilancio di ben 550 arresti; fu infine il laboratorio in cui entità esterne al mondo istituzionale e imprenditoriale, in questo caso l'associazione di destra National Association For Freedom (NAFF, oggi rinominata TFA), di fatto diressero la strategia padronale orchestrando una campagna a mezzo stampa e di fatto suggerendo l’impiego delle forze dell’ordine come per spezzare lo sciopero. La vertenza alla Grunwick si risolse in una sconfitta per le operaie e per il movimento sindacale che le sostenne, aprendo al ciclo di arretramento che sarebbe culminato con la sconfitta dei minatori nella loro lotta contro il governo Thatcher nel 1984-85.

Di seguito potete leggere una breve intervista a Louis Townsend e Neil Gore, rispettivamente produttrice/regista e autore/attore/musicista della compagnia Townsend Theatre Production che lo scorso anno ha messo in scena lo spettacolo teatrale in un tour che ha attraversato tutta la Gran Bretagna.

https://www.youtube.com/watch?v=rSMoVJDp7Wo

A. PANTALONI - Perché avete scelto questo tema? Immagino sia legato al 50° anniversario dello sciopero.

L. TOWNSEND, N. GORE - In realtà lo spettacolo fu organizzato ben prima del 50° anniversario. Le motivazioni per cui abbiamo ripreso la rappresentazione l’anno scorso sono state diverse: fra queste c'è sicuramente l'anniversario, ma anche la figura iconica di Desai, il suo ruolo propositivo e il fatto che questo fu il primo sciopero di donne migranti in Gran Bretagna col messaggio sull'importanza del lavoro migrante nel Paese. Fattori che sono di importanza attuale, alla luce dei riots razzisti seguiti agli eventi di Southport e della propaganda di Nigel Farage e Reform UK che riecheggia quella di Enoch Powell sul fatto che i migranti non sono benvenuti. È impressionante il livello di razzismo presente nel Paese, esemplificato dalla quantità enorme di bandiere inglesi o di Union Jack appese nelle città.


A. PANTALONI - Gli attori sono Rukmini Sircar, nel ruolo di Desai, e Neil Gore, che interpreta diversi personaggi, dal direttore dello stabilimento, al sindacalista, al poliziotto, fino al membro dell'alta società della NAFF, ecc., alternando passaggi recitati e cantati, anche con la partecipazione attiva del pubblico. Si tratta solo di un espediente narrativo o è anche un messaggio sull'importanza dell'azione collettiva? Sembra che voi scriviate qualcosa del genere nel vostro sito web...

https://www.youtube.com/watch?v=h7wyjSk1Yv4

L. TOWNSEND, N. GORE - Sì, pensiamo che l'accesso alle arti (come pubblico, come partecipanti, come co-creatori e artisti) possa portare a migliori risultati in termini di salute, istruzione, inclusione, coesione sociale, tempo libero che migliora la qualità della vita e crescita economica per gli individui, le comunità, la società e l'ambiente. Noi proviamo a dare questo messaggio di agire collettivo, di partecipazione, dello stare insieme, del resistere insieme.

A. PANTALONI – Neil, le canzoni sono tue?

N. GORE – No, non sono mie: Hold the Line Again è di Jack Warshaw, artista americano del Folk Revival che in Gran Bretagna entrò nel giro di cantautori legati a Peggy Seeger e Ewan MacColl. Altri brani sono di Leon Rosselson e Richard Thompson.


A. PANTALONI - Lo sciopero della Grunwick è stato forse il primo sciopero "intersezionale" (organizzato da lavoratrici e per giunta migranti) che ha ricevuto una grande solidarietà dalla classe operaia "bianca", anche sul picchetto. Possiamo dire che, nonostante la sconfitta finale che ha annunciato l'avvento del thatcherismo, questo sciopero ha aperto la strada alle successive lotte sociali dagli anni '80 ad oggi in Gran Bretagna, dove la destra razzista e classista è all'offensiva?

L. TOWNSEND, N. GORE - Generalmente si pensa che l'inizio del declino del movimento sindacale nel Regno Unito avvenga con lo sciopero e la sconfitta dei minatori nel 1984-1985. In realtà secondo noi  questo avviene già con lo sciopero alla Grunwick del 1976. La NAFF dal 1975 giocò un ruolo fondamentale: si tratta di un gruppo di pressione composto da industriali che si pongono l'obiettivo della messa fuori gioco dei sindacati. Erano degli advisors della Thatcher. che consideravano la forza del movimento sindacale britannico eccessiva e fuori controllo. La NAFF, fu coinvolta in una serie di vertenze, fornendo sostegno sia ai datori di lavoro che ai “crumiri” in funzione antisindacale. La più nota di queste azioni fu l'"Operazione Pony Express" proprio contro la vertenza alla Grunwick nel 1977: per aggirando il boicottaggio del servizio di consegna messo in atto dal sindacato dei postini in solidarietà con le lavoratrici in sciopero. Alcuni “volontari” contrabbandarono migliaia di pellicole per macchine fotografiche in semplici buste, rispedendole in tutto il paese per mantenere in funzione la fabbrica e infliggendo così un duro colpo al fronte sindacale.

https://www.youtube.com/watch?v=rSMoVJDp7Wo


A. PANTALONI - Siete una compagnia teatrale impegnata politicamente, come scrivete nel vostro sito web. Nella mia tesi di dottorato ho dedicato un piccolo paragrafo al teatro politico britannico tra il 1968 e il 1978. Esiste oggi in Gran Bretagna un movimento culturale simile?

L. TOWNSEND - No, oggi non esiste un movimento come quello, che peraltro era fortemente radicato nel movimento operaio: i sindacati hanno sostenuto progetti teatrali e compagnie, come ad esempio in Scozia con la compagnia 7:84 Scotland[1]. Oggi esistono singole opere o artisti che trattano tematiche politiche, ma non esiste un vero e proprio movimento influente nel suo complesso. C'è un grosso problema di fondi, e inoltre i teatri di comunità stanno rapidamente scomparendo.  Il teatro sindacale nella Gran Bretagna degli anni '70 era un movimento vivace, politicizzato e spesso di propaganda politica che mirava a sfidare la corrente dominante, spesso in collaborazione con azioni sindacali e politiche socialiste. Compagnie come Red Ladder e Banner Theatre si esibivano nei luoghi di lavoro, nelle sale sindacali e nei club per sostenere gli scioperi, i diritti dei lavoratori e le lotte della comunità, utilizzando tecniche di "attualità", musica e temi socialisti per contrastare la narrativa dei media.

A. PANTALONI - Vedo che la maggior parte dei vostri progetti riguarda tematiche legate al lavoro. Inoltre, mi sembra che il concetto di classe sociale, e in particolare quello di classe operaia, sia ancora molto popolare anche nella cultura mainstream e nei programmi televisivi britannici, forse grazie ai grandi scioperi iniziati nel 2022. Qual è il rapporto tra teatro e lavoro e tra teatro e movimento sindacale in questi ultimi anni?

L. TOWNSEND, N. GORE - L'ondata di scioperi dal 2022 in poi ha ricreato la possibilità di trasmettere determinati messaggi, ma il problema è che pochi sindacati sostengono attivamente il teatro militante, poiché la loro priorità è quella di servire i propri iscritti, tranne in alcuni casi, come la sezione londinese del sindacato Unite the Union, la GMB (General, Municipal, Boilermakers and Allied Trade Union) e la CWU (Communication Workers Union) in determinate occasioni.


[1] Fondata nel 1971 dal drammaturgo John McGrath, la compagnia 7:84 (Scotland) ha avuto un ruolo fondamentale, prendendo il nome dalla statistica secondo cui il 7% della popolazione possedeva l'84% della ricchezza. Ha girato la Scozia con spettacoli teatrali che affrontavano direttamente la lotta di classe e l'identità scozzese.

 

Alberto Pantaloni è dottore di ricerca in Studi Italiani presso l’Université Grenoble Alpes e in Storia contemporanea presso l’Università di Urbino. Si occupa di storia dei movimenti sociali in Italia e nel Regno Unito ed attualmente è responsabile degli archivi di Agenzia Piemonte Lavoro - Centri per l’impiego del Piemonte.