Notizia

Conference: designed by Freepik from Flaticon
CFP - Anarchismi e autonomie queer (scadenza 15/09/2026)
Giornata di studio a Aubervilliers, Francia
Questa giornata di studio propone di esplorare gli incroci tra anarchismi, autonomie e pensieri/pratiche queer, in un contesto segnato dalla crescita degli autoritarismi, dalle continuità repressive del liberalismo e dai limiti delle politiche LGBTQ+ assimilazioniste. Intende interrogare ciò che le prospettive queer, femministe, decoloniali, autonome e anarchiche permettono di pensare insieme: le forme di organizzazione collettiva, le alleanze, le resistenze allo Stato, al capitalismo, al razzismo, al patriarcato e alla normalizzazione sessuale. I contributi potranno essere empirici o teorici e riguardare le mobilitazioni queer autonome, i comuni, gli spazi militanti, l’abolizione dello Stato o della famiglia, le critiche del lavoro e della riproduzione sociale, così come le pratiche di autodeterminazione corporea, sessuale e politica.
Presentazione
C’è qualcosa di davvero strano nel vivere in un momento storico in cui l’angoscia e la disperazione conservatrici intorno all’idea che i queer faranno sprofondare la civiltà e le sue istituzioni si appoggiano all’angoscia e alla disperazione dei queer intorno al fallimento o all’incapacità del queer di far sprofondare la civiltà e le sue istituzioni, e alla loro frustrazione rispetto alla svolta assimilazionista presa dal movimento LGBTQ+ dominante.
M. Nelson, Gli Argonauti, Paris, Éditions du sous-sol, 2018 (2015), p. 43.
Attraversiamo un momento politico in cui le istituzioni liberali, in modo talvolta spettacolare e talvolta silenzioso, cedono sotto la pressione delle spinte autoritarie, mostrando al tempo stesso le logiche repressive che le abitano da sempre. Si rivelano così non solo le rotture tra regimi politico-economici liberali e autoritari, ma anche le loro continuità. La politica delle minoranze sessuali e di genere non è estranea a questo contesto, nel quale si pone una questione, tra molte altre: che cosa emerge di queer, di anarchico e di autonomo al di qua e al di là del fascismo e del liberalismo?
Quest call for papers ha l’obiettivo di suscitare e raccogliere riflessioni che interroghino le intersezioni, le risonanze e le dissonanze tra il pensiero e i movimenti anarchici o autonomi e i saperi e le pratiche delle minoranze sessuali e di genere. Si rivolge a tuttə lə ricercatorə indipendentemente dal loro status, all’interno come all’esterno dell’università. Proponiamo qui di fissare alcuni punti di riferimento per situare i concetti che questo appello mobilita, ma speriamo che una parte del lavoro di ricerca e discussione che questa giornata susciterà porti a rielaborare queste categorie e a interrogarne i contorni.
In mancanza della possibilità di fornire una definizione univoca di ciò che il termine “queer” può ricoprire, ci limitiamo qui a trattenerne uno dei gesti teorici che hanno segnato la sua articolazione con i femminismi neri e of color nelle teorie queer of color anglofone, ma presente anche in molte teorizzazioni queer razzializzate e queer decoloniali francofone. Si tratta del rifiuto di disarticolare la sessualità da altri rapporti sociali, in particolare di razza, classe e colonialismo, resistendo così al suo sbiancamento (Bilge, 2016; Ferguson, 2003, 2018; Halberstam et al., 2005; Lakhani, 2020; Lmadani et al., 2012; Munoz, 2009). Nel doppio solco dei movimenti femministi neri e delle mobilitazioni queer, la produzione di sapere che ne è derivata negli approcci queer (of color) è stata in grado di proporre critiche acute degli effetti di normalizzazione e assimilazione all’incrocio tra capitalismo, razzismo, nazionalismo e imperialismo da diversi decenni, e di cui l’omonazionalismo è stato certamente solo la più celebre (Bacchetta & Falquet, 2011; Bakshi, 2024; Cohen, 1997; Duggan, 2003; El-Tayeb, 2011; Puar, 2007; Rao, 2020; Reddy, 2011). Infine, contro una lettura riduttiva di ciò che le teorie queer permettono di pensare, le correnti queer of color mettono in crisi l’opposizione tra approcci materialisti e poststrutturalisti, operandone una sintesi che orienta questo call for papers.
Del termine “anarchismo” possiamo anzitutto rilevare due accezioni. Una prima, nominale, descrive forme di azione politica emerse nel quadro del socialismo libertario del XIX secolo in Europa e dei suoi successivi sviluppi in altri continenti. Queste esperienze, radicate nelle pratiche politiche, hanno strutturato un corpus teorico codificato intorno a un canone di autorə che si rivendicano esplicitamente dell’anarchismo (Bakunin, 1867/1950; Goldman, 1910/2006; Kropotkin, 1897/2015; Malatesta, 1884/2016; Proudhon, 1863/1979). Nella stessa accezione nominale, possiamo anche mettere in evidenza una genealogia alternativa e parallela del pensiero anarchico che trova le sue radici nei movimenti di liberazione neri statunitensi della seconda metà del XX secolo, e di cui la Black radical tradition è una manifestazione (Robinson, 1983). In questa eredità germinano le correnti dell’anarchismo nero, che pongono l’antiblackness/negrofobia come bersaglio del progetto politico anarchico (Anderson, 2021; Anderson & Samudzi, 2018; Bagby-Williams et al., 2022; Balagoon, 2019; Bey, 2020; Black Rose Anarchist Federation, 2016; Ervin, 2021; Tenorio, 2024). Una seconda accezione tende invece a nominare modi di organizzazione sociale, politica ed economica, contemporanei o storici, che, pur non rivendicando sempre il termine anarchismo, ne incarnano i principi. Questa seconda concezione ricopre allora ricerche, in particolare in antropologia, che mettono in evidenza società con forme politiche alternative a quelle imposte dalla modernità o, più fondamentalmente, dall’invenzione dello Stato (Clastres, 1974; Graeber, 2004). Essa permette di stabilire più facilmente legami con gli approcci decoloniali, aggirando una postura talvolta dogmatica e decentrando i referenti bianchi ed europei del canone libertario (Bufe & Mbah, 1997; Galián, 2020; Helliker & Walt, 2020; Ramnath, 2011, 2019). Infine, essa apre la possibilità di vedere l’anarchismo là dove non è nominato come tale, tanto a livello microsociale quanto a quello di ampie organizzazioni politiche territoriali come le comunità zapatiste in Chiapas o alcune esperienze storiche di marronnage, per citare solo due esempi.
Una doppia valenza dello stesso tipo si applica alla categoria dell’autonomia. Essa descrive anzitutto una corrente non ortodossa del marxismo che nasce in Italia negli anni Settanta all’interno delle lotte operaie e studentesche che promuovevano l’autonomia operaia (Turì, 2011). Dall’incontro con le lotte femministe deriva negli stessi anni la campagna internazionale “Salari per il lavoro domestico” (1972), le cui ramificazioni politiche e teoriche attraverseranno i decenni (Collectif, 2025; Fiorilli, 2023).
Questa eredità si prolunga in alcune scene queer e transfemministe italiane contemporanee, nutrite dalle culture politiche dell’autonomia, dell’autogestione e dei centri sociali (Marcasciano, 2015). È il caso, per esempio, a Bologna, delle esperienze di Antagonismo Gay e di Atlantide, poi del Laboratorio Smaschieramenti[1] e del Movimento Identità Trans[2] (Patrick, 2019); a Roma del collettivo Cagne sciolte[3]; a Torino, di AH! SqueerTo![4]; a Napoli, della Laboratoria TransFemminista Terrona[5]; o ancora, su scala nazionale, della rete SomMovimento nazioAnale[6] e delle assemblee femministe Non Una di Meno[7]. Queste esperienze hanno contribuito ad articolare le lotte femministe, queer e trans a una critica più ampia del lavoro, della famiglia, dello Stato, del capitalismo, del razzismo e delle forme normative di soggettivazione.
Eppure, l’autonomia può oggi designare anche un insieme ampio di frange dei movimenti sociali degli ultimi decenni che pensano la questione dell’autonomia politica in termini di autonomia di classe o di lotta e di autonomia nei confronti dello Stato, e le cui manifestazioni sono politicamente e geograficamente molto varie (Dupuis-Déri, 2019b), con implicazioni dirette per le organizzazioni queer of color (Bacchetta, 2026). Questa varietà si accompagna anche a pratiche militanti che possono includere l’azione diretta, l’autodifesa, l’assemblearismo, il rifiuto dei capi, ecc. (Dupuis-Déri, 2019a; Graeber, 2009).
Ma sono fondamentalmente le teorie femministe a porre il rapporto stretto — l’interdipendenza stessa — tra una critica radicale del sistema di oppressione sessuale e gli approcci rivoluzionari comunisti e/o anarchici. Esse mostrano come il prisma del genere e della sessualità, in quanto sistemi di organizzazione della società, conduca a una “critica spietata di tutto ciò che esiste”, di cui il comunismo/anarchismo sono parte integrante (Bottici, 2022; Ewanjé-Epée et al., 2017). Questo antagonismo assoluto tra femminismo e forze repressive dello Stato e del capitale si esprime in particolare nelle correnti femministe dell’abolizionismo penale e carcerario (Ricordeau, 2019; Ricordeau et al., 2024), che hanno anche prodotto analisi degli ordini carcerario e di genere da una prospettiva specificamente trans (Stanley & Smith, 2015). In Francia, come altrove, ciò è tanto più evidente nelle lotte e nel pensiero afrofemminista, che pone centralmente la questione dell’autonomia politica nera (Mwasi, 2018; Noël, 2022).
Gli scritti su e dell’anarchismo queer/trans si strutturano negli Stati Uniti già da diversi anni in uno spazio che mette in dialogo pratiche e teorie dell’abolizionismo, degli studi trans e degli studi neri. Possiamo citare la dichiarazione Anarkata del collettivo afrofuturista Abolitionfuturist[8], l’opera collettiva Queering Anarchism (Shannon et al., 2012) o, più recentemente, il numero speciale di Transgender Studies Quarterly intitolato “Everything Must Go. Abolition, Antiimperialism, Anarchism” (Lee et al., 2024).
In Francia, si osserva l’esistenza di un campo antico di critiche queer della normatività gay e lesbica, che si dispiega sotto forme varie. In una prospettiva queer foucaultiana, si possono in particolare citare i lavori di Sam Bourcier (2017, 2018), che rinnovano la critica queer/trans del capitale. Più recentemente, incrociando approcci poststrutturalisti, (post-)marxisti, autonomi, ecologisti e anarchici, la rivista Trou Noir[9] è diventata un importante luogo di elaborazione e riflessione intorno a un pensiero queer rinnovato. La rivista è stata anche portatrice di traduzioni e circolazioni della teoria e della politica queer internazionale per il pubblico francofono. Nelle lotte, collettivi come Queers Racisé·e·s Autonomes[10], Front Monstrueux Insurrectionnel[11], Queer & Trans Révolutionnaires[12] o Comité de Libération et d’Autonomie Queer[13], in momenti diversi e con modalità diverse, hanno sostenuto l’idea di una consustanzialità tra lotte queer e autonomia, senza trascurarne le tensioni.
Così, mentre la Revue du MAUSS annunciava nel 2023 che si assisteva a un “momento anarchico” tanto nelle pratiche militanti quanto nei saperi[14] (Chanial & Vibert, 2023, p. 8), e mentre gli studi e i movimenti queer proliferano in Francia almeno dalla fine degli anni Novanta (ZOO), esiste un campo dell’anarchismo specificamente queer? Quali sarebbero i suoi oggetti e i suoi approcci? Questa giornata di studio vuole essere un inizio di risposta, aperta, a queste domande.
I contributi potranno inscriversi in diverse discipline delle scienze umane e sociali — antropologia, sociologia, storia, scienza politica, filosofia, infocom, ecc. — e proporre risultati o ipotesi di ricerca derivanti da indagini empiriche o da riflessioni teoriche. L’anarchismo e l’autonomia queer possono figurarvi come oggetto di studio e/o come quadri di analisi.
Assi
Diversi assi di analisi possono emergere dall’incrocio di cui questa giornata vuole offrire un primo riconoscimento:
Soggetti politici, alleanze e mobilitazioni
Tanto nei movimenti quanto negli apporti teorici, l’anarchismo/autonomia queer sembra ogni volta precisare e riattualizzare i rapporti tra una politica dell’identità e una politica della rivoluzione sociale che necessita, per di più, di orchestrare reti di alleanze mobili e mai date in anticipo.
Qual è il soggetto politico di un anarchismo o di un’autonomia queer? Quali movimenti sociali contemporanei o storici rivendicano o possono essere letti attraverso questi prismi?
Quali politiche di alleanza si delineano a partire da queste prospettive? Con quali tensioni, quali frontiere, quali fallimenti?
Quali modi di azione sono privilegiati, con quali effetti e quali contraddizioni?
Comune, comuni, spazi e orizzonti politici
L’esperienza storica della Comune o la sua forma astratta hanno saputo incarnare in diversi momenti un potente referente capace di illuminare la possibilità di una società organizzata diversamente (Bantigny, 2021; Deluermoz, 2020; Ross, 2015). Per rendere conto della varietà di esperienze di antagonismo nei confronti dei sistemi di privatizzazione e proprietà, il quadro dei comuni ha dato origine a un ricco campo di analisi (Bell, 2019; Chanial et al., 2023), con declinazioni specificamente queer (Millner-Larsen & Butt, 2018; Rebucini, 2025). Sia la comune sia i comuni pongono la questione del rapporto con lo spazio, la sua occupazione, il suo détournement, la sua condivisione, la sua difesa.
Inoltre, gli orizzonti politici queer, anarchici e neri sembrano attingere a un doppio registro: quello dell’utopismo (Jameson, 2005; Jones, 2013; Munoz, 2009; Parker, 2002) e quello della negatività o del pessimismo (Bersani, 2010; Edelman, 2004; Marriott, 2024; Wilderson, 2020), entrambi rivelando una forza distruttrice i cui presupposti e approdi politici non sempre convergono.
Quali orizzonti politici nutrono gli anarchismi e le autonomie queer? Quali sono contestati?
In che modo l’abolizione o l’esodo dallo Stato e dal capitale ridefiniscono il rapporto con lo spazio, tanto teoricamente quanto nelle pratiche militanti?
Quali tensioni e quali convergenze emergono tra utopismo e negatività?
Quali rapporti si delineano con i sentimenti di fallimento, disperazione, speranza o vittoria politica?
Infine, possiamo intendere i soggetti sessuali minoritari come prodotto della modernità coloniale e del capitalismo? (Chitty, 2020; Floyd, 2009; Foucault, 1994; Kidwai et al., 2006; Lugones, 2019; Thadani, 2016). Se così è, come pensare la dissoluzione di questo soggetto sociale e politico alla luce di un anarchismo queer?
Logiche e strutture di Stato
Il campo aperto dalla critica antirazzista e anti-imperialista dell’assimilazione queer all’interno della nazione, delle istituzioni di Stato e delle logiche neoliberali intorno alle nozioni di imperialismo sessuale, omonazionalismo (Massad, 2007; Puar, 2007), omocapitalismo (Rao, 2020) ed egemonia sessuale (Chitty, 2020) ha prodotto riflessioni ricche nel corso degli ultimi due decenni. La crescita del fascismo e dell’autoritarismo sembra in parte ridisegnare i contorni dell’inclusione dei queer, pur confermandone alcuni aspetti. Alcune strutture amministrative e legislative nate nel “momento della diversità e dell’inclusione” restano oggi in vigore in un contesto più ostile. Le politiche belligeranti e genocidarie di molti Stati sembrano al tempo stesso marginalizzare ed eccezionalizzare la questione sessuale.
Di fronte all’assenza di una concezione unificata dello Stato da parte dellə pensatorə anarchicə e da parte dellə teoricə queer, trans e femministə, come pensare questo oggetto? È più euristico pensarlo come una “condensazione materiale di un rapporto di forze tra classi” (Poulantzas, 2013), un “meta-campo” (Bourdieu, 2012), una “totalità immaginaria” (Graeber, 2004), una “relazione sociale” (Landauer, 1910)? Abbiamo davvero bisogno di una teoria così generale?
Inoltre, invitiamo a esplorare ciò che gli approcci queer e autonomi/anarchici possono illuminare nel caso di Stati postcoloniali che, a differenza dello Stato metropolitano, dispongono certamente di strumenti di dominio ma non di egemonia (Guha, 1998), e in cui le articolazioni tra Stato e nazionalismo si complessificano (Diouf, 1999).
Da una prospettiva anarchica queer, come rinnovare i nostri strumenti analitici, incluso l’omonazionalismo? Siamo in un momento post-omonazionalista?
Come pensare lo Stato dal punto di vista queer anarchico o autonomo, le sue politiche, le sue istituzioni, le sue logiche? Come vengono combattute?
Quali alleanze sono (im)possibili con agenzie o strutture amministrative?
Quali vie verso l’abolizione dello Stato dal punto di vista queer?
Capitalismo, lavoro, produzione e riproduzione
L’anarchismo e l’autonomia queer non possono ignorare i rapporti materiali che strutturano le esistenze minoritarie. Il capitalismo, in quanto sistema di sfruttamento e controllo, si articola strettamente con i regimi di genere, razza, sessualità e abilismo per produrre gerarchie sociali e divisioni del lavoro. Le teorie queer of color (Bacchetta & Falquet, 2011; Ferguson, 2003), i femminismi marxisti autonomi (Federici, 2017; Fortunati, 2022) e gli approcci dell’anarchismo nero (Bey, 2020) o delle femministe abolizioniste (Ricordeau, 2019; Stanley & Smith, 2015) hanno mostrato come la produzione capitalista poggi sullo sfruttamento differenziato dei corpi, dei desideri e degli affetti, naturalizzando al tempo stesso alcune forme di riproduzione sociale — lavoro domestico, care, lavoro sessuale, ecc. — e marginalizzandone altre. Allo stesso modo, queste analisi sottolineano come il lavoro di riproduzione sociale, per esempio il lavoro domestico, il lavoro carcerario, il lavoro migratorio o il lavoro sessuale, sia un terreno su cui si giocano al tempo stesso la riproduzione del capitale e la resistenza alle sue logiche. Inoltre, esse ci invitano ad ancorare il funzionamento del capitale in catene globali che collocano i paesi del Sud e del Nord in rapporti ineguali e producono configurazioni locali specifiche di sesso, razza e classe (Arruzza et al., 2019; Bacchetta, 2026).
In questo contesto, le pratiche queer anarchiche e autonome di rifiuto del lavoro (Baroque & Eanelli, 2020), di riappropriazione dei mezzi di produzione — cooperative, squat, giardini comunitari — o di sovversione dei rapporti di riproduzione — comuni di care, famiglie scelte, reti di solidarietà — interrogano i fondamenti stessi dell’economia politica (Lo Iacono, 2014; Busarello, 2016). Come ridefiniscono queste pratiche le frontiere tra produzione e riproduzione, tra lavoro e vita? Come articolare una critica del capitalismo che non reifichi i soggetti queer, ma li consideri come attori centrali della sua trasformazione?
Come ripensano le teorie e le politiche queer anarchiche e autonome il valore, in senso marxista, alla luce dei lavori sul care, sul lavoro affettivo o sul lavoro sessuale?
Quali forme di resistenza materiale emergono di fronte allo sfruttamento capitalista dei corpi queer, razzializzati e crip — scioperi, autogestione, esodo, sabotaggio?
Come i comuni queer — alloggi, salute, educazione — rimettono in discussione i fondamenti della proprietà privata ma anche dello Stato sociale?
In che modo le esperienze storiche — comuni, squat, cooperative — o contemporanee — reti di solidarietà trans, collettivi di lavoratorə del sesso — offrono alternative concrete?
Come pensare la dissoluzione del lavoro, nel senso della sua naturalizzazione capitalista, senza cadere in un idealismo post-lavoro che ignorerebbe le disuguaglianze materiali?
La famiglia queer come campo di battaglia
La famiglia, in quanto istituzione centrale della riproduzione sociale, è una questione cruciale per gli anarchismi e le autonomie queer. Da un lato, essa è un luogo di normalizzazione — eterosessualità obbligatoria, divisione di genere del lavoro, trasmissione dei privilegi — e uno strumento dello Stato e del capitale per controllare corpi e desideri. Dall’altro, è anche uno spazio di resistenza: le famiglie scelte, le reti di care informali, le comunità di sopravvivenza trans o i collettivi di genitori queer sconvolgono le norme della genitorialità, della filiazione e della dipendenza.
I lavori classici di Kath Weston (1991) sulle “families we choose”, di Ellen Lewin sulle madri lesbiche (1993), o quelli più recenti del collettivo Against Equality (Conrad, 2014) o di Lisa Duggan (2003) sull’omonormatività, hanno mostrato come le rivendicazioni di inclusione nella famiglia borghese — matrimonio, adozione — possano al tempo stesso estendere diritti e rafforzare logiche assimilazioniste. Al contrario, le pratiche anarchiche di deistituzionalizzazione e abolizione — comuni, co-genitorialità, reti di solidarietà, insurrezioni — propongono alternative radicali, in cui la famiglia non è più un dato naturale, ma un campo di lotta (Lewis, 2025). Questo asse invita a interrogare le imbricazioni tra abolizione della famiglia (O’Brien, 2023) e reinvenzione di forme di vita collettive e solidali (Acquistapace, 2022; Rebucini, 2022).
Come articolano i movimenti queer anarchici e autonomi la critica della famiglia nucleare con la necessità di sostegni materiali — alloggio, salute, educazione?
Come pensare la trasmissione — saperi, memorie, risorse — al di fuori dei quadri eteronormativi e capitalisti (Bourcier, 2025; Cvetkovich, 2003; Hartman, 2008)?
In che modo le famiglie scelte e le reti di care queer sfidano le logiche dello Stato e del mercato?
Quali alleanze si tessono tra lotte queer, femministe e anticoloniali intorno alla riproduzione sociale, per esempio lotte per l’aborto, contro le violenze ostetriche, per i diritti dellə lavoratorə domesticə?
In che modo le esperienze storiche — comuni, famiglie allargate — o contemporanee — collettivi di genitori queer, case d’accoglienza trans — ridefiniscono i rapporti di dipendenza e autonomia?
In che modo le esperienze trans autonome — accesso alle cure, riconoscimento legale, autodeterminazione — (Bailey, 2013; Raia, 2025) ricompongono i dibattiti sulla famiglia e la filiazione?
Come articolare una critica della famiglia senza riprodurre le retoriche reazionarie e razziste — neo-malthusianesimo — o trascurare i bisogni concreti di protezione e solidarietà?
Corpi, desiderio, sessualità
I corpi, i desideri e le sessualità sono al centro delle lotte queer, al tempo stesso come terreni di repressione — norme eteronormative, razzializzazione, patologizzazione, controllo statale — e come spazi di resistenza — autodeterminazione, pratiche dissidenti, creazione di comuni erotici.
L’anarchismo e l’autonomia, in quanto critiche radicali dell’autorità, e le teorie queer, in quanto decostruzione delle categorie identitarie, offrono strumenti per ripensare i rapporti tra corpi, potere e libertà.
Questo asse invita a interrogare:
Come i corpi queer, trans, razzializzati, disabili sono siti di lotta contro il capitalismo, lo Stato e il patriarcato?
Quali pratiche di autonomia corporea emergono — ormonoterapia DIY, riduzione dei rischi, autodifesa contro le violenze poliziesche?
Come possono i desideri essere forze di trasformazione sociale, piuttosto che oggetti di consumo o di controllo?
Come articolare un’etica del care con una politica del godimento, senza cadere nel moralismo o nell’individualismo liberale?
Modalità di invio delle proposte
Le proposte di comunicazione devono essere inviate all’indirizzo anarchismequeer@proton.me in formato PDF prima del 15 settembre 2026.
Devono includere:
Titolo
Riassunto di circa 500 parole
Nota biografica dell’autorə o dellə autorə di circa 150 parole
5 parole chiave
Comitato organizzativo
Francesco Barilà Ciocca, Université Paris Cité – LCSP/CEDREF
Gianfranco Rebucini, CNRS – LAP
Comitato scientifico
Paola Bacchetta, UC Berkeley – GWS
Sandeep Bakshi, Université Paris Cité – ECHELLES
Sam Bourcier, Université de Lille
Ary Gordien, CNRS – URMIS
Gwenola Ricordeau, professoressa invitata all’EHESS di Parigi 2025–2026
