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CFP Lottare contro la nocività: Lavoro, salute e ambiente tra sapere e potere (XIX-XXI secolo) (scadenza 30 aprile 2026)

Invito a presentare contributi per il convegno internazionale sulle lotte contro la nocività, che si terrà all'Université Grenoble Alpes, 14-16 ottobre 2026.

Come lottare contro la nocività del lavoro? Il concetto di «nocività» nasce dalle riflessioni politiche e sindacali italiane della seconda metà del XX secolo: esso indica gli effetti deleteri del lavoro sia sulla salute sia sull’ambiente (Feltrin, Sacchetto, 2021) e consente di articolare questi due aspetti. L’obiettivo del convegno è esplorare la creatività sociale espressa dai conflitti condotti dalle lavoratrici e dai lavoratori per contrastare gli effetti sanitari e ambientali nocivi delle attività di produzione e riproduzione.

Rafforzando il dialogo tra gli studi sugli «ambientalismi dei poveri» (Martinez-Alier, 2003, 2023) e i lavori recenti sull’ambientalismo operaio (Barca, 2015; Bécot, 2015; Davigo, 2017; Thirion, 2024), intendiamo mettere in luce la produzione di saperi e pratiche generate da queste questioni da parte dei gruppi sociali che si trovano in prima linea di fronte ai danni provocati dal lavoro. Gli studi esistenti si concentrano principalmente sui paesi di antica industrializzazione e sui decenni del secondo dopoguerra. Allo scopo di prolungare queste prospettive, il convegno proporrà una doppia apertura:

  • geografica, verso territori la cui industrializzazione è più recente e in cui i repertori d’azione possono essere meno legati alle tradizioni dei movimenti operai;

  • cronologica, non solo per comprendere le temporalità più lunghe di alcune lotte, ma anche per attirare l’attenzione su sequenze storiche ancora poco studiate, come il periodo tra le due guerre o i decenni di deindustrializzazione.

Attraverso prospettive multidisciplinari (storiche, sociologiche, geografiche, antropologiche, epidemiologiche, mediche, ecc.), si tratterà di interrogare la varietà delle mobilitazioni riflettendo al contempo sui punti di forza e sui limiti delle forme messe in atto. In un momento in cui le politiche ambientali tendono a produrre una «spoliazione ecologica delle classi popolari», si tratterà non solo di comprendere quali configurazioni socio-ecologiche siano state propizie alle lotte contro la nocività, di chiarire attraverso quali modalità le attrici e gli attori di queste mobilitazioni abbiano fatto fronte agli ostacoli e ai vincoli incontrati, ma anche di sottolineare che queste azioni contro la nocività costituiscono tuttora una componente attuale – e spesso trascurata – della condizione ecologica delle classi sociali (Collectif Classes Vertes, 2024).

Il lavoro è inteso in senso ampio: vogliamo prendere in considerazione le mobilitazioni che si sono organizzate e si organizzano nei settori retribuiti, includendo il lavoro produttivo (agricoltura, industria, ecc.) e i servizi (trasporti, amministrazione, settore della cura, ecc.), ma anche nel lavoro riproduttivo, che comprende un insieme di attività (materiali come la sussistenza, emotive e legate alla cura, o connesse all’educazione) che raramente sono oggetto di remunerazione (Fortunati, 1982; Sarti, Bellavitis, Martini, 2018; Barca, 2020; Gallot, Harari-Kermadec, 2024). Questa definizione ampia del lavoro deve consentire di comprendere come le allerte sulla nocività possano cristallizzarsi in alcune attività lavorative, e di caratterizzare meglio le attrici e gli attori che permettono la circolazione di tali allerte tra le diverse sfere del lavoro.

In questa prospettiva, ci interessiamo anche alla costruzione di saperi e pratiche che hanno permesso di reinventare la medicina del lavoro, così come alle mobilitazioni di scienziati e medici impegnati a difendere la salute sul lavoro e la salute ambientale (Marri, Oddone, 1967; Oddone, 1974, 1978; Laure Pitti, 2009; Marichalar, Pitti, 2013; Centemeri, 2022).

Invitiamo quindi ricercatrici e ricercatori di tutte le discipline a proporre contributi originali basati su casiconcreti di mobilitazione, in modo da radicare la riflessione in territori specifici e dare corpo ai racconti di lotta proposti. I contributi dovranno basarsi su un corpus documentario variegato (cartografie, testimonianze, documenti, fotografie, video, ecc.), capace di articolare l’analisi con la materialità delle mobilitazioni. L’obiettivo di questo appello è costituire un’équipe di ricerca multidisciplinare in vista di un progetto di atlante mondiale delle mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori attorno alle questioni di salute e ambiente, volto a cartografare, contestualizzare e documentare questi conflitti su scala globale.

Incoraggiamo vivamente l’invio di proposte che riguardino contesti non occidentali. Questi approcci, ancora poco rappresentati nelle ricerche sulle mobilitazioni incentrate sulla salute e sull’ambiente nel mondo del lavoro, costituiscono un apporto essenziale per ampliare i quadri di analisi, mettere in evidenza la pluralità delle esperienze collettive e alimentare una riflessione veramente globale sui rapporti tra lavoro, salute e ambiente.

La questione della materialità delle lotte va di pari passo con quella della materialità delle fonti mobilitate per ricostruire la storia e le poste in gioco dei conflitti relativi a salute e ambiente nei mondi del lavoro. In Francia, la soppressione dei Comitati d’igiene, di sicurezza e delle condizioni di lavoro (CHSCT) decretata con un’ordinanza del 2017 pone, tra le altre cose, il problema della sorte e della conservazione dei loro preziosi archivi. Il ricorso crescente da parte di ricercatrici e ricercatori alle fonti digitalizzate (come quelle del Centro ricerche e documentazione rischi e danni da lavoro in Italia) testimonia una trasformazione importante nelle modalità di accesso agli archivi. Tuttavia, lo statuto degli archivi digitali, la sostenibilità dei progetti di digitalizzazione e, più in generale, il futuro di una ricerca storiografica che si trovi a operare con fonti sempre meno materiali costituiscono motivi di preoccupazione per chi fa ricerca. Benché il convegno non sia strettamente incentrato sul tema degli archivi, proponiamo ai/alle partecipanti di tenere conto di queste questioni nelle loro riflessioni.

Al di là delle comunicazioni accademiche, sarà inoltre possibile proporre altri formati, che saranno particolarmente benvenuti: interviste tra ricercatrici/ricercatori e militanti, presentazioni di lotte passate o in corso da parte di militanti o di rappresentanti di associazioni…

Diverse piste orienteranno le nostre riflessioni:

  • Costruire il collettivo: chi sono le attrici e gli attori di queste mobilitazioni? Che forma assume il gruppo contestatario? Quali sono i suoi legami con i collettivi già esistenti? I collettivi sono effimeri? Stabili? Riattivati solo in occasione delle lotte? Come si strutturano questi gruppi e come funzionano? Quali legami intrattengono con altri collettivi o con altre figure professionali (medici, avvocati, ecc.)?

  • Produrre controperizie e controinformazione: come si costruiscono i saperi sulla salute e sull’ambiente da parte delle attrici e degli attori mobilitati? Come avviene la diffusione di questi saperi? Quali effetti produce? Chi sono i destinatari dei processi di sensibilizzazione (altre lavoratrici e altri lavoratori, abitanti delle zone limitrofe, opinione pubblica, ecc.)?

  • Mobilitare i repertori d’azione: come si concretizzano le mobilitazioni? In che modo queste pratiche di lotta si trasformano nel tempo? Quali effetti producono? Quali immaginari vengono mobilitati?

  • Costruire un orgoglio di classe: attraverso quali strumenti si costruisce l’identità socio-professionale di chi partecipa alle mobilitazioni? Come si trasforma la percezione sociale del proprio ruolo di lavoratrici e lavoratori nel corso dei conflitti? Quali forme di impegno si sono opposte alla violenza del ricatto occupazionale?

  • Impegnare il/i territorio/i: come vengono pensati gli impatti del lavoro sull’ambiente? Come si radicano le mobilitazioni nel/i territorio/i? A quali scale si collocano? Come e attraverso quali attrici o attori si costruiscono le circolazioni di pratiche militanti tra territori diversi?

  • Sventare il green backlash: quando queste mobilitazioni incontrano forti opposizioni, fino a forme di repressione, o quando organizzazioni o istituzioni che erano state arene di mobilitazione contro la nocività vengono smantellate, come si riorganizzano le attrici e gli attori coinvolti su questi temi? Come vengono ridefiniti i loro obiettivi rivendicativi? Quali tipi di azione nascono in queste configurazioni? Poiché tale reazione si fonda spesso sulla volontà di produrre un silenzio sulla storia di queste mobilitazioni, quali strategie mettono in atto le attrici e gli attori di queste lotte per mantenere la visibilità delle loro cause?

Il convegno si terrà in occasione del cinquantesimo anniversario di un convegno dedicato al tema della responsabilità negli infortuni e nelle malattie professionali, organizzato a Grenoble da CGT, CFDT e Syndicat de la magistrature (31 gennaio – 1° febbraio 1976). Svoltosi in un contesto di intensi dibattiti intorno alla legislazione in materia, questo evento ha rappresentato un momento importante. Poiché le questioni delle contaminazioni professionali e ambientali continuano a essere al centro di controversie ricorrenti e di lotte socio-ecologiche, questo convegno dedicato alle lotte contro la nocività sarà aperto a tutte e tutti i professionisti della salute, alle attrici e agli attori della prevenzione, ma anche alle/dei militanti associativi o sindacali che vorranno partecipare.

 

Modalità e calendario

Le lingue del convegno saranno il francese, l’inglese, l’italiano e lo spagnolo.

Le proposte di ricercatrici e ricercatori non strutturati sono particolarmente benvenute.

Il convegno si terrà in presenza.

La proposta dovrà essere inviata a luttercontrelanocivite@gmail.com e dovrà includere:

  • un titolo;
  • un abstract dell’intervento con indicazione delle fonti studiate (300–500 parole);
  • una breve nota bio-bibliografica (150 parole).

Tutti gli elementi dovranno essere inviati in un unico file PDF (proposta e biografia nello stesso documento).

Scadenza per l’invio delle proposte: 30 aprile 2026
Comunicazione dell’accettazione o del rifiuto: prima dell’inizio dell’estate

Il comitato organizzatore non può garantire la copertura completa delle spese di trasporto per i/le relatori/relatrici. Vi invitiamo a comunicarci eventuali esigenze, alle quali potremo rispondere in base ai finanziamenti disponibili.

 

 

Comitato organizzativo

- Estelle Amilien (UGA, ILCEA4)

- Renaud Bécot (SciencePo Grenoble, Pacte)

- Elisa Santalena (UGA, LUHCIE)

- Marie Thirion (UGA, LUHCIE)

 

Comitato scientifico

- Mikaël Chambru (MCF en sciences sociales, UGA)

- Emilie Counil (Chargée de recherche en épidémiologie à l’INED)

- Marie Ghis Malfilatre (Chargée de recherche en sociologie, CNRS, Pacte)

- Emanuele Leonardi (MCF en sociologie, Università di Bologna)

- Judith Rainhorn (PR en histoire sociale contemporaine, Université Paris 1 Panthéon Sorbonne)

- Nicolas Renahy (chercheur au Centre d'économie et de sociologie appliquées à l'agriculture et aux espaces ruraux - CESAER, INRAE-Institut Agro Dijon)

- Amalia Rossi (Fellow Researcher at THE NEW INSTITUTE – Center for Environmental Humanities (NICHE))

- Dr Borhane Slama (Onco-Hématologue, Chef de pole de Cancérologie Publique de Territoire, Président de la Commission Médicale du Groupement 84)

- Bruno Strasser (PR en histoire des sciences et de la médecine, Université de Genève)

- Gilda Zazzara (MCF en histoire contemporaine, Università Ca’ Foscari, Venezia)

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