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Organizzazione del lavoro nello sviluppo industriale

 

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Pubblicato dall'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, il documentario, con filmati degli anni '70 in b/n, affronta la standardizzazione della produzione e i ritmi di lavoro, riorganizzati secondo i principi capitalistici. Questa riorganizzazione porta sono solo all'alienazione, ma anche all'uscita dal mondo industriale di coloro che non riescono ad adattarsi alle nuove tempistice di lavoro e produzione. 

In questo scenario, il genere che più paga la mercificazione del lavoro sono le donne spesso relegate ai lavori più dequalificati e dequalificanti, in quanto "gentil sesso" considerato come più remissivo e in grado di accettare le limitazioni imposte. Agli uomini vengono invece affidati i lavori più impegnativi dal punto di vista fisico o le posizioni più professionali e dirigenziali. 

Per meglio comprendere l'origine di questo nuovo mondo del lavoro, il documentario non può non delineare la figura di Frederic Taylor, che anche grazie all'applicazione delle sue teorie, espresse ne "L'organizzazione scientifica del lavoro" del 1911, nelle industrie Ford è divenuto sinonimo di questa organizzazione. Organizzazione che, in senso autoritario, Mussolini avrebbe voluto implementare anche in Italia, non fosse stato per la scarsa vivacità del mercato interno. Infatti, nel nostro paese, solo dagli anni Cinquanta il taylorismo fu introdotto nel sistema industriale, con tuttavia grosse variazioni e superamenti, anche dettati dalle lotte operaie per ottenere migliori restribuzioni e condizioni lavorative. 

 

 

Embedded video: Organizzazione del lavoro nello sviluppo industriale, AAMOD, YouTube (caricato da AAMOD)

 

Sulla vita dell'operaio in fabbrica rimane naturalmente un classico il film Modern Times del 1936 di Charlie Chaplin, in cui il suo iconico personaggio di Little Tramp lotta per sopravvivere nel mondo moderno e industrializzato. Il film è un commento sulle disperate condizioni di lavoro e finanziarie che molte persone hanno dovuto affrontare durante la Grande Depressione, condizioni create, secondo Chaplin, dall'efficienza della moderna industrializzazione.

Questo è stato il primo film apertamente a tema politico di Chaplin, e la sua rappresentazione poco lusinghiera della società industriale ha generato polemiche in alcuni ambienti dopo la sua uscita iniziale. Scrivendo su The Liberal News, la rivista ufficiale del Partito Liberale Britannico, nell'ottobre 1936, Willoughby Dewar osservò: "[I tempi moderni] dovrebbero essere visti da ogni giovane liberale. È, tra le altre cose, un pezzo di propaganda liberale di prima classe". Il ministro della propaganda della Germania nazista Joseph Goebbels vietò la proiezione del film nel regime a causa della sua presunta difesa del comunismo.

 

Embedded video: Charlie Chaplin, Modern Times, 1936, Youtube (caricato dal canale TimePass). (c)