Lavoro mobile. Migranti, organizzazioni, conflitti (XVIII-XX secolo), a cura di Michele Colucci e Michele Nani (dicembre 2015).

L’opera vuole indagare il nesso esistente tra mobilità e conflittualità sociale, con particolare attenzione allo scenario europeo e alle migrazioni legate al mondo del lavoro. Il dato di fatto, il punto fermo dell’indagine, è che la mobilità spaziale, l’attraversamento dei corpi nello spazio, nel caso specifico dei lavoratori, non rappresenta un’eccezione, ma la regola.  La mobilità, dunque crea contatto e il contatto crea conflitti, scontri, lotte per la rivendicazione di diritti. L’obiettivo della raccolta è quello d’interrogare la questione della mobilità umana legata all’ampio universo del lavoro, partendo da due problemi storici: La formazione, riproduzione e dissoluzione dei gruppi sociali nel tempo e la modificazione delle forme del conflitto sociale nella sua diacronicità. I saggi contenuti all’interno dell’opera provano dunque a fare una sintesi, di questi due punti di vista, permettendo di cogliere su più livelli il senso profondo che la mobilità umana ha dato alla storia moderna e contemporanea, prospettando anche nuove chiavi interpretative e visioni d’insieme.

Nel corso dell’età moderna e contemporanea gli spostamenti di popolazione hanno rappresentato uno straordinario terreno di confronto e di conflitto. La mobilità ha costantemente ridefinito la fisionomia dei gruppi sociali, sia dal punto di vista strutturale della loro consistenza quantitativa e delle loro caratteristiche fondamentali (basti pensare ai profili di genere e generazionali), sia nelle dimensioni culturali e politiche della loro soggettività. I movimenti nello spazio sono stati spesso costellati da frizioni e scontri, fra le classi e dentro le classi, per via delle trasformazioni sociali che hanno inevitabilmente innescato o esasperato, nei territori di partenza e nelle zone di destinazione. Indipendentemente dalla caratterizzazione temporale dei flussi migratori (temporanei - stagionali o periodici; “definitivi” - come vengono etichettati gli spostamenti residenziali, in realtà spesso semplicemente meno provvisori; più complessi, con logiche circolari o rotatorie) e dalla loro estensione geografica (breve, medio o lungo raggio), la mobilità ha un rapporto costitutivo con il conflitto sociale, sia che cerchi di lenirlo o esorcizzarlo, sia che ne sia espressione o lo produca.

Queste prospettive e questi interrogativi hanno stimolato la formazione di una rete di studiose e studiosi denominata “Mobilità, gruppi, conflitti”, espressione sintetica che indica un gruppo di lavoro della Società italiana di storia del lavoro. Costituitosi nel marzo del 2013, il gruppo muove da un assunto di fondo: la mobilità spaziale dei lavoratori e delle lavoratrici non rappresenta l’eccezione in un mondo stabile, anzi, al contrario, è la sedentarietà assoluta ad essere un evento raro. Muovendosi nello spazio, i lavoratori e le lavoratrici hanno contribuito attivamente alle trasformazioni del paesaggio, condizionando negli ultimi secoli la geografia del capitale. Ma il ruolo delle migrazioni è essenziale anche per comprendere la formazione e la crisi della società antica e feudale, così come gli equilibri e le trasformazioni di “antico regime”. Da secoli le innumerevoli forme di mobilità trovano quasi sempre alle loro radici il lavoro e la sua ricerca, o, in senso più largo, l’economia familiare e le sue relazioni interne. Il gruppo “Mobilità, gruppi, conflitti” vorrebbe interrogare la mobilità del lavoro a partire da due problemi storici, per altro strettamente connessi: la formazione, riproduzione e dissoluzione dei gruppi sociali e la modificazione delle forme del conflitto sociale.

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